Passa ai contenuti principali

L'eleganza di Gerace

Gerace è una suggestiva cittadina calabrese. Le sue piazze, i vicoli, i palazzi e le chiese parlano di arte e cultura e vedono convivere stili diversi tra loro. Considerata uno dei borghi più eleganti della Calabria, Gerace merita una visita per scoprire a ritmo slow perle nascoste del nostro Belpaese.
ITALIA 22 AGOSTO 2018  12:57 di Stefania Lombardi

in foto: Castello di Gerace. Foto di Manlio Tommaso Gaddi
La Calabria è una terra talvolta aspra, ma addolcita dalla vicinanze del mare. Tra i borghi calabresi più belli c'è Gerace, un piccolo paese situato sulle prime alture della Locride, all’interno del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Gerace è un piccolo tesoro che brilla nella provincia di Reggio Calabria, dall'anima elegante e semplice, quasi a contrasto con il territorio circostante. Il borgo presenta influenze Normanne e Bizantine, alcune delle quali, però, come il Castello, distrutte dai terremoti e dall'opera dell'uomo. Altre testimonianze sono fortunatamente rimaste intatte o sono state ricostuite. Il nome di Gerace deriva da una parola greca che vuol dire "sparviero". Questo nome proviene dalla leggenda secondo la quale fu proprio uno sparviero ad indicare il punto in cui costruire il borgo, ben lontano dagli attacchi via mare dei Saraceni.

L'eleganza di Gerace

in foto: Gerace, la città dall’alto. Foto di fabriziosinopli

A Gerace l'arte bizantina non è stata distrutta dall'arrivo dei Normanni, anzi questo popolo, ha quasi voluto preservare la bellezza delle architetture. Ed è così che sono rimaste le cupole dalle forme arrotondate, assimilate con altre architetture di epoche successive.

Il borgo di Gerace, che conserva ancora un'impostazione medievale, sorge su un'altura offrendo un panorama mozzafiato. Per la sua posizione, a 470 metri di altezza dal livello del mare, è sempre stato un centro molto importante, infatti, dall'alto si poteva controllare la costa. Nella parte più alta della città si erge il Castello, fortificato dai Normanni, di cui oggi rimangono solo parti delle mura e una grande torre. Il centro storico è un luogo molto suggestivo, ricco di palazzi d'epoca, chiese e ambienti scavati nella roccia, che un tempo fungevano da abitazioni o botteghe. Il cuore della cittadina è Piazza del Tocco, sulla quale si affacciano alcuni tra i palazzi più belli, come Casa Furci, Casa Migliaccio e l'abitazione storica del Barone Macrì. Poco distante dalla piazza si può ammirare il Palazzo della Città, un tempo abitato dai feudatari della zona. Delle dodici porte che si aprivano nelle mura del centro storico, ne sono sopravvissute solo quattro: Porta dei Vescovi, Porta Santa Lucia, Porta Maggiore e Porta del Sole.

Gerace nel corso della sua lunga storia ha visto il sorgere di numerose chiese ed edifici sacri, per questo ha assunto l'appellativo di "Città Sacra". Uno dei monumenti più importanti è la Cattedrale di Gerace, gioiello normanno calabrese, più grande della regione. L'edificio è maestoso ed è stato più volte oggetto di rifacimenti e ristrutturazioni a causa di terremoti, alluvioni e cambiamenti di stile. Da non perdere è anche la Chiesa di San Francesco, con testimonianze barocche nell'altare e nell' arco trionfale, metre tutto il resto è principalmente in stile gotico.



http:ww.salvatoregemelli.com

Commenti

Posta un commento

Post popolari in questo blog

proverbi calabresi

A CASA ‘E GALANTOMANI, BUSSA CH’ I  PEDI. A casa di signori, bussa coi piedi. Amaro riferimento del povero all'avidità dei potenti, i "galantuomini" appunto, cui bisogna rivolgersi con le mani cariche di doni (e pertanto bussare alla porta con i piedi). 2.        A CASA ‘E ’MPISU NON ‘MPENDIRI  LUMERA. A casa d'impiccato non appendere neanche la lucerna. Non parlar di corda in casa d'impiccato. 3.        A CASA ‘E RICCU NON SI GUARDA FOCULARU. A casa di ricco non si guarda il focolare. Quando vai da chi ha la dispensa e la cantina ben fornite, non temere: si mangerà sempre bene, anche se la cucina ("focularu") è spenta. 4.        A CASA ‘I FORGIARU,  SPITU  ‘I  LIGNU. In casa di fabbro, spiedo di legno. Il colmo dei colmi: il fabbro usa lo spiedo di legno e non quello di ferro. 5.       ‘...

Ordine Dorico, Ionico e Corinzio ovvero gli Stili per l'architettura Greca

Ordine Dorico, Ionico e Corinzio ovvero gli Stili per l'architettura Greca Gli Ordini architettonici usati dagli antichi greci. Gli antichi architetti della Grecia per costruire i loro meravigliosi Edifici come per esempio quelli dedicati al culto, i celebri Templi crearono negli anni dei particolari metodi, degli stili conosciuti col nome di  Ordini architettonici  che attraverso dei precisi calcoli matematici e geometrici presentavano alla fine nella visione dell'architettura una precisa e perfetta armonia nelle forme e negli elementi. Questi Ordini architettonici serviranno nell'architettura Greca soprattutto a rispondere a delle esigenze concettuali, tra cui forse la più importante era l'eliminazione di qualsiasi forma di casualità nella realizzazione di un Edificio. Quindi con il termine di Ordine possiamo intendere l'insieme delle regole o dei canoni (dal greco kanòn, ossia norma, regola) che fissano forme e dimensioni delle varie parti che...

Proverbi calabresi

A bella esti bella i natura, ccjiu' sciamparata vaci e ccjiu' bella pari.  (La bella e' bella di natura, piu' e' scompigliata e piu' bella sembra). A Bifania tutti i festi si porta via.  (L'Epifania tutte le feste porta via). A troppa cumpidenza esti patruna da malacrianza.  (La troppa confidenza porta alla scostumatezza). A fatiga di iorna i festa trasi da porta e nesci da finestra.  (Il lavoro dei giorni di festa entra dalla porta ed esce dalla finestra). A fimmana faci u risparmiu da cinnari e cassaria a farina.  (La donna risparmia la cenere e spreca la farina). A fimmana tantu vali pe quantu cuntegnu ndavi.  (La donna vale quanto il contegno che ha). A fortuna esti na rota chi sempri gira e vota.  (La fortuna e' una ruota che sempre gira e rigira). A gatta prescialora fici i gattaredi orbi.  (La gatta frettolosa partorisce i gattini ciechi). A ggjianda e i livi ad Agustu i ncigni a vidiri.  (La ...