Passa ai contenuti principali

13 novembre

il paziente mi sapeva di scaltro di buon manipolatore  di carte  da giunco di traffichino napoletano  occhi  vispi  mobilissimi  chioma  petti  nata  al lucido  bianca  camiicia   logora  e sporrca  ma  abbottonata  con decenza  fino  al  collo  senza cravatta  e  di sopra  un  sgualcita  giacca  di  pigiama   dimenticavo  mento da un enorme naso aquilino  e sui  lati  due  enormi  orecchie tirate a parafango
 dotto  gridava  dotto qua  mi dole e da  stanotte  si nun  fusse pe chilla  disgraziata  che mi turmenta  ancora forze  che le cure mi  avrebbero  guarito  ah  turmiento     destra  stendendola  delicatamente  su  di esso  come  per proteggerlo  questo  e don  pasquale  cic ciello  e risaputo  don pasquale  recita ma qui in  ospedale  come si fa a dire ad uno che e un modo strano inatteso  con  cui si chiude una pagina del mio  diario  considerazioni  contrurbanti  non  metafisica  valleitaria  fatta  di slogan pubblicitari per un cristiansimo  che non  abbisogna di  ciò la  vecchia piena di luce sul morire mi ha  lasciato un  messaggio di fede



http://www.salvatoregemelli.com

Commenti

  1. preso del libro prof salvatore gemelli cosi muoiono i vechi stampa a settebre 1977

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

proverbi calabresi

A CASA ‘E GALANTOMANI, BUSSA CH’ I  PEDI. A casa di signori, bussa coi piedi. Amaro riferimento del povero all'avidità dei potenti, i "galantuomini" appunto, cui bisogna rivolgersi con le mani cariche di doni (e pertanto bussare alla porta con i piedi). 2.        A CASA ‘E ’MPISU NON ‘MPENDIRI  LUMERA. A casa d'impiccato non appendere neanche la lucerna. Non parlar di corda in casa d'impiccato. 3.        A CASA ‘E RICCU NON SI GUARDA FOCULARU. A casa di ricco non si guarda il focolare. Quando vai da chi ha la dispensa e la cantina ben fornite, non temere: si mangerà sempre bene, anche se la cucina ("focularu") è spenta. 4.        A CASA ‘I FORGIARU,  SPITU  ‘I  LIGNU. In casa di fabbro, spiedo di legno. Il colmo dei colmi: il fabbro usa lo spiedo di legno e non quello di ferro. 5.       ‘...

Ordine Dorico, Ionico e Corinzio ovvero gli Stili per l'architettura Greca

Ordine Dorico, Ionico e Corinzio ovvero gli Stili per l'architettura Greca Gli Ordini architettonici usati dagli antichi greci. Gli antichi architetti della Grecia per costruire i loro meravigliosi Edifici come per esempio quelli dedicati al culto, i celebri Templi crearono negli anni dei particolari metodi, degli stili conosciuti col nome di  Ordini architettonici  che attraverso dei precisi calcoli matematici e geometrici presentavano alla fine nella visione dell'architettura una precisa e perfetta armonia nelle forme e negli elementi. Questi Ordini architettonici serviranno nell'architettura Greca soprattutto a rispondere a delle esigenze concettuali, tra cui forse la più importante era l'eliminazione di qualsiasi forma di casualità nella realizzazione di un Edificio. Quindi con il termine di Ordine possiamo intendere l'insieme delle regole o dei canoni (dal greco kanòn, ossia norma, regola) che fissano forme e dimensioni delle varie parti che...

Proverbi calabresi

A bella esti bella i natura, ccjiu' sciamparata vaci e ccjiu' bella pari.  (La bella e' bella di natura, piu' e' scompigliata e piu' bella sembra). A Bifania tutti i festi si porta via.  (L'Epifania tutte le feste porta via). A troppa cumpidenza esti patruna da malacrianza.  (La troppa confidenza porta alla scostumatezza). A fatiga di iorna i festa trasi da porta e nesci da finestra.  (Il lavoro dei giorni di festa entra dalla porta ed esce dalla finestra). A fimmana faci u risparmiu da cinnari e cassaria a farina.  (La donna risparmia la cenere e spreca la farina). A fimmana tantu vali pe quantu cuntegnu ndavi.  (La donna vale quanto il contegno che ha). A fortuna esti na rota chi sempri gira e vota.  (La fortuna e' una ruota che sempre gira e rigira). A gatta prescialora fici i gattaredi orbi.  (La gatta frettolosa partorisce i gattini ciechi). A ggjianda e i livi ad Agustu i ncigni a vidiri.  (La ...