Passa ai contenuti principali

Che cosa fre a Stilo, Gerace, Roccella ionica e Gioiosa ionica, in Calabria


Da quest'angolo di Calabria Ionica l’Italia sembra tanto lontana. Gli ulivi, i fichi d’India e il vento caldo del sud accarezzano gli occhi e la pelle. Il blu scuro dello Ionio lambisce una porzione di costa punteggiata di borghi di pietra aggrappati alle rocce e delle relative marine. Un alternarsi di lunghi tratti di litorale deserti ad altri, brevi, affollati. Un susseguirsi di gioielli architettonici e zone disabitate inghiottite da una natura che mescola di continuo il mare ai monti, una terra appena sfiorata da un turismo che ancora ne ignora l’emozionante bellezza. 
 
VENERDI SERA: L'ARRIVO A ROCCELLA IONICA
I quasi 43 chilometri della strada statale 682 Ionio-Tirreno, che da Rosarno, cittadina della costa tirrenica, porta all’altra, va assolutamente percorsa prima del tramonto per apprezzare al meglio come il paesaggio delle due coste calabresi vada via via mutando, mentre, in macchina, ci si avvicina a Grotteria Mare, sullo Ionio. I fitti boschi cedono il passo, poco alla volta, a un paesaggio dominato da uliveti, fichi d’India e frutteti ai quali si aggiungono poi, lungo il litorale, gli agrumeti e le coltivazioni di bergamotto.

E’ Roccella Ionica, nel cuore della Costa dei Gelsomini, a regalare le prime emozioni del weekend con i sapori della tavola calabrese. Sulle rive dello Ionio non si può che iniziare con una cena a base di pesce scegliendo tra uno dei piatti tipici più importanti della gastronomia calabrese, il pesce stocco o stoccafisso cucinato con i funghi, con i fagioli o arrostito, oppure il pesce spada cucinato alla ghiotta o in involtini, il tutto accompagnato da un vino bianco tipico reggino, il Greco di Bianco.
 
SABATO: ROCCELLA IONICA E STILO
Colazione con i tipici amaretti alle mandorle del reggino, prima di concedersi una passeggiata sul lungomare di Roccella, accarezzati dalla brezza del mattino. Per respirare l’anima della cittadina ci si deve recare in Piazzetta del Borgo, anima di uno dei rioni più antichi, concedendosi magari una gassosa al caffè oppure una Bergamella, la gassosa tipica al bergamotto di Reggio Calabria, in uno dei suoi locali. Poi visita alle chiese partendo, ovviamente, dalla Matrice, a tre navate, con un interessante crocifisso ligneo rinascimentale, l’acquasantiera in marmo rosato e un’interessante serie di figurazioni plastiche della prima metà del Novecento riproducenti le fasi della Via Crucis.

Da vedere anche la chiesa di Santa Anastasia, risalente alla metà del Settecento, eretta dai Gesuiti, e quella di San Giuseppe risalente ai primi anni del Seicento. Elemento caratterizzante l’abitato è sicuramente il Castello medievale che domina dai suoi oltre cento metri di altitudine la città, monumentale inespugnabile baluardo resistito agli assalti del corsaro turco Dragut Pascià alla metà del Cinquecento. Pranzo in uno dei ristoranti della cittadina iniziando con un piatto di rigatoni corti conditi con polpettine, uova sode e caciocavallo, oppure con i classici maccheroni preparati con sugo a base di carne di capra o maiale e una grattugiata di ricotta salata. Poi le polpette di carne di maiale con uova, pane e formaggio caprino. Tra i vini un buon Arghillà, rosso del reggino.

Pomeriggio da trascorrere nell’entroterra. Sulla statale per Taranto, superato Riace Marina, si sale a Stilo, caratteristico borgo dominato dalla Cattolica, tesoro bizantino simbolo della Calabria Ionica. Immersa tra i monti dell’entroterra, la chiesa domina l’antico borgo e propone panorami che giungono fin sul mare. Circondata da fichi d’India e abeti, la Cattolica ha la forma di un cubo sormontato da quattro cupole poste sugli angoli, rappresentanti gli evangelisti, e una posta al centro, simboleggiante il Cristo. Da vedere anche i frammenti di affreschi dell’interno oltre a godere del panorama prima di scendere, per una visita, al borgo, per apprezzarne gli stretti vicoli e le case di pietra. Cena in uno dei ristoranti della valle dello Stilaro per una grigliata di agnello e cinghiale accompagnata da un vino della zona, il rosso di Bivongi.
 
DOMENICA: GIOIOSA IONICA E GERACE
Mattina a Gioiosa Ionica, a una manciata di chilometri dalla sua Marina, a oltre cento metri sul livello del mare, nel cuore della Locride. Ideale una visita al borgo superiore, dominato dal Castello Pellicano, l’ultima domenica di agosto, quando si celebra la festa di San Rocco, festa risalente alla fine del Cinquecento, quando fu costruita, nella parte alta del borgo, la chiesa a lui dedicata.

Da non perdere la processione che dall’alba al tramonto percorre le vie del paese al ritmo frenetico della tarantella calabrese, lasciandosi trascinare dalla folla festante. I tamburinari accompagnano il corteo che porta la statua di San Rocco per le vie del paese, dalla chiesa del Santo percorrendo via Belcastro, i rioni Tumba e Confrontata, per giungere alla chiesa Matrice e tornare poi nuovamente alla chiesa di San Rocco. La festa è un’occasione unica per perdersi nelle tradizioni e nella cultura di Gioiosa, per apprezzarne il suo particolare impianto urbanistico, le sue chiese, dalla Matrice a San Rocco, i suoi edifici storici, tra cui il bel Palazzo Amaduri, le fontane, l’incanto delle sue scalinate, i tanti balconi, e le sue botteghe, le sue pasticcerie, senza perdere mai di vista il blu dello Ionio, che da svariati punti del borgo sembra di poter toccare con mano.

Pranzo con salumi e formaggi tipici, assaggiando la ‘nduja, il capocollo, la soppressata con peperoncino piccante e finocchietto selvatico, la provola, il caciocavallo silano, un buon caprino, senza dimenticare la ricotta di capra affumicata di Mammola, il tutto accompagnato da un buon Cirò rosso. Per chiudere il pranzo in modo goloso non deve mancare il tipico gelato locale, il “Pezzo duro”, celebrato dai gioiosani, in agosto, con una sagra.

Pomeriggio nella splendida Gerace, situata su una rupe di arenaria all’interno del Parco Nazionale dell’Aspromonte, a quasi cinquecento metri d’altezza. Emozionante la salita alla città che consente di godere di panorami mozzafiato su tutta la valle della Locride. Uno straordinario patrimonio storico è custodito nel cuore antico della città. Un susseguirsi di vicoli, portali, piazzette, sontuosi palazzi storici e chiese monumentali la rendono uno dei tesori della regione. Cuore del paese è la Cattedrale, gioiello normanno calabrese, uno degli edifici religiosi più grandi della regione, risalente al periodo compreso tra il 1080 e il 1120. Del castello restano invece una grande torre e parte delle mura. Il vento caldo del mare impone però una sosta in uno dei locali del centro, godendosi una granita o un limoncello fresco. Poi via per le strade della città, nella quale ci si deve lasciar guidare dalla curiosità, dalla voglia di scoprirne gli angoli più nascosti, le sue tante chiese, le facciate delle case, curiosando nelle sue botteghe; non si può infatti lasciare Gerace senza aver apprezzato e magari acquistato un oggetto di ceramica delle sue botteghe artigiane.

Per la cena una buona parmigiana, con melanzane, mozzarella, prosciutto, pomodoro e pangrattato, un assaggio di melanzane ripiene e le zeppole con e senza acciughe, il tutto da accompagnare con un Melissa bianco del catanzarese. Immancabile la passeggiata del dopocena, per smaltire il lauto pasto e meditare su una terra unica e straordinaria, ricca di storia, cultura, sapori, tradizioni e quei profumi che il tempo pare non aver ancora cancellato. Un tramonto, un alito di vento tiepido dello Ionio e un sorso di Bergamino, il liquore tipico di Reggio, regalano l’ultimo frammento di poesia a questo splendido weekend calabrese.               

Commenti

  1. Che cosa fre a Stilo, Gerace, Roccella ionica e Gioiosa ionica, in Calabria

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

proverbi calabresi

A CASA ‘E GALANTOMANI, BUSSA CH’ I  PEDI. A casa di signori, bussa coi piedi. Amaro riferimento del povero all'avidità dei potenti, i "galantuomini" appunto, cui bisogna rivolgersi con le mani cariche di doni (e pertanto bussare alla porta con i piedi). 2.        A CASA ‘E ’MPISU NON ‘MPENDIRI  LUMERA. A casa d'impiccato non appendere neanche la lucerna. Non parlar di corda in casa d'impiccato. 3.        A CASA ‘E RICCU NON SI GUARDA FOCULARU. A casa di ricco non si guarda il focolare. Quando vai da chi ha la dispensa e la cantina ben fornite, non temere: si mangerà sempre bene, anche se la cucina ("focularu") è spenta. 4.        A CASA ‘I FORGIARU,  SPITU  ‘I  LIGNU. In casa di fabbro, spiedo di legno. Il colmo dei colmi: il fabbro usa lo spiedo di legno e non quello di ferro. 5.       ‘...

Ordine Dorico, Ionico e Corinzio ovvero gli Stili per l'architettura Greca

Ordine Dorico, Ionico e Corinzio ovvero gli Stili per l'architettura Greca Gli Ordini architettonici usati dagli antichi greci. Gli antichi architetti della Grecia per costruire i loro meravigliosi Edifici come per esempio quelli dedicati al culto, i celebri Templi crearono negli anni dei particolari metodi, degli stili conosciuti col nome di  Ordini architettonici  che attraverso dei precisi calcoli matematici e geometrici presentavano alla fine nella visione dell'architettura una precisa e perfetta armonia nelle forme e negli elementi. Questi Ordini architettonici serviranno nell'architettura Greca soprattutto a rispondere a delle esigenze concettuali, tra cui forse la più importante era l'eliminazione di qualsiasi forma di casualità nella realizzazione di un Edificio. Quindi con il termine di Ordine possiamo intendere l'insieme delle regole o dei canoni (dal greco kanòn, ossia norma, regola) che fissano forme e dimensioni delle varie parti che...

Conte, canti e filastrocche

A mblà mblà ci-cì co-cò       A mbla mbla ci-cì co-cò Trè cevètte sop’o comò        Trè civette sul comò Ca facèvene l’amòre            Che facevano l’amore Che la fìgghie du dottòre    Con il figlio del dottore U dottòre s’ammalò             Il dottore si ammalò A mblà mblà ci-cì co-cò.      A mbla mbla ci-cì co-cò. ( La presente conta va cadenzata con la sillabazione ).   Sotto il ponte ci son tre bombe Passa il lupo e non le rompe Passa il figlio del nostro re E le rompe tutte e tre. Iùne, du e trè...attòcch’a ttè.   Uno, due e tre...tocca a te. ( Era un’altra conta ). Pomodoro oro oro Oro di bilancia ancia ancia Quanti giorni sei stata in Francia? Dieci! Uno, due, tre, quattro, cinque, Sei sette, otto nove, dieci. ( Faceva parte dell’inizio di un gioco ). Lamba lambe, ...